Comunità Papa Giovanni XXIII, “L’ora d’amore”: dal Villaggio della Gioia, la via crucis della speranza

La visita pastorale in città è iniziata dal carcere delle Novate. “Siamo ai margini della città, non vogliamo essere una discarica”. Una frase provocatoria che andava presa seriamente. Si apriva il Giubileo e questa presenza poteva diventare più concreta. Grazie alla sensibilità della direttrice, la dott.ssa Lusi, è stato ottenuto il permesso perché due detenuti partecipassero in cattedrale a Piacenza alla celebrazione di apertura dell’Anno santo, facendo risuonare anche le parole di una detenuta pronunciate durante la messa di Natale. Ed ecco l’idea. Chiedere ai detenuti di preparare una Via Crucis da usare in diocesi durante la prossima quaresima. Una bella sfida.

Una scommessa che nasceva dalla certezza che il mistero della passione e morte di Gesù poteva avere una risonanza forte nel cuore e nell’esistenza di questi fratelli e sorelle. Tradimento, arresto e pena, violenza e male, pianto e pentimento qui risuonano intensamente. Sulla carne di questi uomini e donne. Dentro alla loro storia. Di giorno e di notte. E proprio per questo, amore, perdono, redenzione e risurrezione possono diventare balsamo e ragioni di speranza. Se qui si celebrano tante “viae crucis”, si possono aprire anche altrettante “viae lucis”. Strade di speranza.

In questi mesi ho coltivato l’attesa di quello che sarebbe uscito da cuori e labbra toccate dall’Amore crocifisso. Ancora una volta constatiamo che il Signore sorprende. In questa esperienza c’è una vera e propria restituzione alla comunità di quei fratelli e sorelle di un dono. Un atto che non solo dà loro dignità, ma che ci conferma che abbiamo bisogno gli uni degli altri per entrare nel mistero della fede e per camminare rinsaldati nella speranza che il Signore fa germogliare fiori dalle rocce. Ci mettono in mano il loro sguardo per meditare e per accompagnare Gesù sulla via dell’amore. Nella preghiera Egli ci farà sentire compagni di strada. Nella medesima strada della conversione a questo amore.

L’ora d’amore è un richiamo alla manifestazione di Dio che incontrando l’uomo lungo il suo cammino, prima lo sorprende amandolo e poi lo prende con sé, incrociando grazia a peccato, perdono a disperazione. In questo cammino verso il compimento, il peccatore pentito che morirà in croce accanto a Colui che riconoscerà essere il suo Signore, intuisce durante il cammino della passione e un po’ alla volta, grazie all’incontro con altri, l’amore di questo Padre, che attraverso Gesù si fa vicino, consola, dona forza e speranza! Il perdono qui, non viene raccontato come una parola o uno sguardo che rinnova all’istante, ma come un parto, che attraverso domande, doglie e provocazioni, luci e ombre, genera un uomo libero, una vita nuova; qualcosa insomma d’insperato!

Questo progetto, desiderato e chiesto dal nostro vescovo Adriano, si realizza in modo quasi incredibile, come se una mano lo avesse disegnato e poi svelato al tempo opportuno! Un giovane detenuto che si definisce ateo, prende in mano la passione di Gesù e la legge dal punto di vista del “ladrone pentito”. E successivamente viene segnato da 8 passi come un percorso di liberazione. Alcuni detenuti nel carcere hanno scritto le meditazioni aiutati da un gruppetto di giovani di Castel San Giovanni; un giovane detenuto ebreo, che conosce Cristo e lo ama, si offre di dare un’immagine ai diversi passi del nostro cammino. Tutto mi sembra personalmente così perfetto e complementare, da credere che lo Spirito Santo che soffia dove vuole, proprio quest’anno, l’Anno santo, abbia deciso di soffiare sul carcere, ma per parlare a ogni uomo della fecondità del perdono!

Con questo articolo vi invitiamo tutti ad unirvi alla Comunità Papa Giovanni XXIII venerdì 4 aprile alle ore 20.30 presso il Villaggio della Gioia sito a Villafranca – Forlì, per vivere insieme questa inaspettata “Via Crucis” e assaporare, come dice don Adamo, un po’ di questa “via lucis”. Strada di speranza.

Don Adamo Affri